Storia

 

“L’amore per la storia e il territorio fa buon sangue”

 

Ci sono luoghi nelle Marche che hanno fatto da cornice alla storia di grandi famiglie del passato e che tutt’ora conservano quell’atmosfera ricercata, genuina, autentica che si respirava un tempo. Ne è un esempio La Villa Teloni, a San Severino Marche che dal Settecento ad oggi ha mantenuto intatta la sua anima, pur nell’alternarsi delle epoche e delle vicende che si sono susseguite. Sono due, in particolare, le famiglie le cui storie sono legate alle stanze e ai giardini di questa suggestiva dimora: i Coletti, che l’hanno costruita e abitata per tre generazioni e i Teloni, proprietari dal 1996.

 

I COLETTI
La grande casa rurale e i terreni circostanti appartenevano alla famiglia Coletti, che ne fece la propria residenza fin dal Settecento. Nell’Ottocento Giuseppe, che di San Severino Marche fu anche sindaco, da botanico appassionato progettò e realizzò il parco. E Francesco, suo figlio, nella prima metà del Novecento «restaurò e abbellì la casa e le adiacenze interprete del desiderio paterno»: così  recita l’iscrizione su uno dei basamenti delle anfore attorno alla piscina. Nel secondo Novecento la proprietà fu in parte venduta, ma la casa rimase alla figlia di Francesco Coletti, la contessa Evelina Coletti Battibocca. Del complesso rurale faceva parte anche una chiesina, intitolata alla Madonna SS.ma della Concezione: oggi sconsacrata ma ancora in piedi, è integrata nelle mura perimetrali del parco e si apre sia al suo interno che sulla strada pubblica. Gli anziani della contrada raccontano che l’angolo di parco a ridosso della chiesa fosse quello preferito da Francesco Coletti per le sue letture e i suoi studi di economia, statistica, agraria e scienze sociali.

 

I TELONI
Nel 1996 la Villa Teloni, dopo un lungo periodo di abbandono, venne acquistata dalla famiglia Teloni, nella persona di Sandro Teloni, che promise alla proprietaria uscente che ne avrebbe mantenuto inalterate le caratteristiche e le peculiarità. Per la ristrutturazione, che durò ben cinque anni, sono stati infatti impiegati solo materiali storici ricavati da vecchie strutture destinate alla demolizione. Ma cosa portò il signor Teloni, libero professionista con una affermata carriera in banca come responsabile area commerciale ad acquistare l’antica dimora, ormai in stato decadente? La sua fu una scelta d’amore: era alla ricerca di una casa di campagna per la sua famiglia e un amico gli suggerì l’allora Villa Coletti, proponendo di acquistarla insieme, vista la sua grandezza. “Sono rimasto affascinato dal primo sguardo”, racconta il signor Teloni; ho iniziato subito a sognare come sarebbe diventata dopo la rimessa a nuovo e i sogni, si sa, smuovono le montagne”. La decisione fu presa senza esitazione e mentre l’amico si ritirò dall’acquisto, il signor Teloni decise di andare fino in fondo. Fu allora che contattò l’architetto Patrizia Ravegnani, professionista affermata – che ha viaggiato e visto il mondo, per poi decidere di stabilirsi nelle Marche – autrice, tra l’altro, del libro “Consigli e progetti dell’architetto per i rustici”. Anche in lei scattò la scintilla, si appassionò subito al progetto e si mise a lavorare “come se fosse casa sua”. Di fianco alla struttura padronale si trova una stradina secondaria dove, anticamente, transitavano i carri pieni di uva che portavano il carico in un deposito all’aperto, attesi dalle donne del paese che cominciavano a pigiare per fare il mosto. Il liquido scolava lungo un cunicolo sotterraneo che sfociava nella cantina dove c’erano enormi botti. Le operazioni di ristrutturazione hanno mantenuto inalterato tutto questo percorso.

Coincidenza vuole che, nel 1997, in occasione del terribile terremoto che colpì le Marche e l’Umbria, molti ruderi, casali e dimore antiche crollarono o furono gravemente danneggiate, tanto da essere destinate all’abbattimento. Così il signor Teloni si occupò personalmente di acquistare gli antichi mattoni, piastrelle, infissi ormai inutilizzati, per completare i lavori di recupero e ristrutturazione della villa, che grazie alla sua solida struttura, non subì danni particolari. L’unica parte che crollò fu il campanile dell’antica chiesetta. La tenacia del signor Teloni e la sua volontà di riportare tutto a nuova vita, mantenendo l’antichità dei materiali e delle strutture, gli fece incontrare l’allora settantenne mastro Franco, che riprendendo in mano i mattoni crollati, si occupò personalmente della ricostruzione, salendo sulle impalcature alla sua nobile età e facendo un lavoro encomiabile.

 

 

“Villa Teloni è aperta al pubblico sono pronto ad affrontare tutte le sfide che ci attendono, puntando a perfezionare il lavoro, anche avvalendoci delle nuove tecnologie, ma senza mai rinunciare alla nostra identità e alla nostra storia, piena di fascino e ricchezza”

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